AUTOPALPAZIONE: cos'è e come si fa.

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L’autopalpazione o autoesame del seno è una “visita” della mammella che la donna puó fare autonomamente per individuare anomalie del seno come i noduli, le cisti ed i tumori della mammella.

L’autopalpazione non necessita di strumenti particolari se non delle proprie mani.

È consigliabile incominciare l’autopalpazione giá in giovane età per conoscere le caratteristiche normali del proprio seno (immensamente variabili da donna a donna) in modo da riuscire a individuare precocemente qualcosa che “prima non c’era” e conseguentemente rivolgersi al senologo, specialista della diagnosi e del trattamento delle patologie mammarie.

Prima dell’autopalpazione è corretto che la donna si guardi allo specchio a seno nudo, prima con le braccia lungo il corpo, poi con le braccia poggiate sui fianchi ed infine con le mani dietro la nuca. In questa fase vanno ricercate anomalie di forma delle due mammelle, ingrandimenti improvvisi di volume, soprattutto da un solo lato, cambiamenti di colore localizzati o diffusi, presenza di cute “a buccia d’arancia” o alterazioni bozzute del profilo cutaneo che non si riscontravano in precedenza.

In seguito la donna passerà alla autopalpazione vera e propria distendendosi su una superficie piana. Con la mano opposta al seno da esaminare la donna farà una leggera pressione sul seno con mantenendo la mano piatta, partendo dal capezzolo ed andando verso la periferia come se percorresse con le dita dei “raggi” immaginari di una ruota. La donna percorrerà tutto il seno sia da un lato che dall’altro senza dimenticare di palpare il prolungamento ascellare cioè la porzione di ghiandola mammaria che si localizza verso il cavo ascellare dove, soprattutto nelle donne adulte, si localizza buona parte della ghiandola mammaria residua.

In seguito alla palpazione superficiale la donna dovrà proseguire con una palpazione più profonda per avvertire nodularità localizzate negli strati più in profondità.

Dopo aver effettuato la palpazione di entrambe le mammelle è corretto che la donna, rilasciando il braccio verso il basso, valuti sempre con la mano opposta la presenza di nodularità nella regione ascellare ove si localizzano i linfonodi che drenano buona parte della mammella.

In ultimo è opportuno valutare la presenza di anomalie del capezzolo di forma, di volume e di “proiezione” come ad esempio un capezzolo che dapprima era normalmente protuberante ed all’osservazione risulta retratto verso l’interno.

La parola nodulo non deve spaventare in quanto indica semplicemente una lesione solida della mammella a differenza delle cisti che invece sono formazioni liquide.  La maggioranza dei noduli ha caratteristiche di totale benignità ed è innocuo, ha una consistenza dura come quella di un nocciolo e raramente è dolente a riposo, mentre le cisti possono sia risultare dure sia essere più molli e spesso sono dolenti.

La presenza di un nodulo o di una cisti avvertite dalla donna non deve essere motivo di ansia ma semplicemente deve spingere la donna a rivolgersi con tempestività al proprio senologo segnalando ciò che ha riscontrato e sottoporsi agli esami di approfondimento che il professionista eventualmente le prescriverà dopo averla visitata.